Gibilmanna è uno dei colli più belli di Cefalù. Si trova fra le Madonie a 850 metri dal livello del mare e domina la costa palermitana. In questa località si trova il Santuario dedicato a Maria Santissima di Gibilmanna. Sorge sul fianco occidentale di Pizzo S.Angelo ed è immerso in una zona boscosa di castagni e querce. La sua data di fondazione è incerta. La tradizione vuole che sia uno dei sei monasteri fatti edificare in Sicilia da Gregorio Magno, prima di essere eletto pontefice.

E’ stato abbandonato nel IX secolo durante l’invasione dei saraceni. Venne ricostruito dai Cappuccini che ultimarono la chiesa nel 1624. All’interno è a a croce latina capovolta per l’innesto lungo le navate delle due cappelle: a destra quella dedicata alla Madonna e a sinistra quella dedicata al Sacro Cuore. Sull’altare maggiore vi è un dipinto dell’Assunta, di autore ignoto, e una ricca custodia in legno di manifattura francescana. A sinistra dell’altare un Ecce Homo dipinto utilizzando succhi d’erbe e fiori. Alle pareti delle navate si trovano dipinti che raffigurano san Bonaventura, san Michele, san Francesco e altri santi francescani. Nella cappella della Madonna le opere più importanti sono il simulacro marmoreo di Maria santissima Regina del Paradiso, realizzato da Antonio Gagini, attorno al quale fu innalzato un fastoso altare in stile barocco del palermitano Baldassare Pampillonia; l’affresco della Madonna con Bambino, probabilmente del sec. XIII e un antico Crocifisso in legno del XIV secolo.

Accanto al Santuario si trova il Museo Fra Giammaria da Tusa che si articola in otto sale espositive e ospita una ricca collezione di paramenti, calici, dipinti e oggetti sacri provenienti non solo dal Santuario ma anche da altri ordini e monasteri religiosi anticamente soppressi. Aperto al pubblico nel 1992 ospita anche una sezione dedicata agli oggetti di uso comune utilizzati dai Frati in epoche diverse: testimonianze del passato agricolo e contadino della Sicilia più rurale. Nella stessa struttura troviamo la Biblioteca Fra Gesualdo da Bronte dove sono conservate preziose opere del Cinquecento, tra cui la prima edizione del De Regus Siculis di Tommaso Fazello del 1558. Vi sono custoditi anche testi del seicento, vocabolari, testi filosofici e studi del settecento e rare opere agiografiche dell’ottocento.