Le figure del Mosaico bizantino della Cattedrale di Cefalù sono disposte come in una processione liturgica. Sul catino dell’abside domina l’immagine ieratica del Cristo Pantocratore. Sotto sta sua Madre, unica donna raffigurata nel mosaico:  la teotokos (la Madre di Dio), la panaghia (la tutta santa), orante elegantemente drappeggiata.

Il Pantocratore

La sua regalità è indicata nel nimbo gemmato. La sua dignità sacerdotale, invece, è significata dalla stole verde che scende dal suo omero destro. Il suo carattere profetico, infine, è rappresentato dal libro aperto. Come detentore della doppia natura divina e umana, Egli indossa la veste rossa lumeggiata d’oro (colori che simboleggiano la natura divina), sopra la quale è posto un mantello di colore bleu, simbolo dell’umanità. Preciso il messaggio: nell’incarnazione la divinità si è rivestita di umanità.

La mano destra indica con le tre dita unite l’unità e la Trinità di Dio, e con le altre due dita, leggermente arcuate, la duplice natura umana e divina del Cristo. La sua parola è il libro aperto tenuto con la mano sinistra. Il libro dei Vangeli è aperto sulla pagina di Gv 8,12 dove si legge, in greco e in latino: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non vagherà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”.

Una scritta corre sull’arco delimitante il catino absidale. FACTUS HOMO FACTOR HOMINIS FACTIQUE REDEMPTOR – IUDICO CORPOREUS CORPORA CORDA DEUS. La scritta è riferita alla figura del Pantocratore: «Fattomi uomo Io il Creatore dell’uomo e Redentore della mia creatura giudico da Uomo i corpi, come Dio i cuori».

La giovane donna dei mosaici

Ha l’aspetto di una giovane principessa ed è stata collocata sotto al Pantocrator. Indossa una tunica azzurra con sopra un maforio di colore porfido – oro. Porta, come tutte le creature celesti e i re, delle pantofole di porpora e poggia con i suoi piedi su un cuscino gemmato anch’esso di porpora. La giovane donna dei mosaici è la Madre di Dio. Per questo, al contrario di come è vestito il Figlio, indossa un abito azzurro coperto di porfido. In lei, infatti, l’umanità assume e si ammanta della divinità. In lei, quindi, l’umanità è raffigurata in quel pallio azzurro che indossa. La dignità divina, della quale è stata coperta con l’incarnazione del Figlio, è simboleggiata, invece, nel maforio porfido che è listato e crociato d’oro con frange rosso azzurre attorno al corpo e d’oro sul cuore. In questa giovane donna è raffigurata la chiesa. Ecco perché le sue mani sono nel tradizionale atteggiamento orante. Attaccato alla sua cintura porta il velo liturgico del Calice. Per questo i quattro giovani principi che le sono accanto, Uriel, Raffaele, Gabriele e Michele si rivolgono a lei in atteggiamento di servizio e con abiti diaconali.

I quattro principi

Hanno le ali e sono vestiti con una tunica, una ricca dalmatica e una stola piena di gemme. Ai piedi portano delle pantofole gemmate e sui capelli cingono il diadema. In una mano portano il Pane eucaristico segnato con la croce. Nell’altra mano tengono la verga. Le loro ali sono particolari perchè iridate e realizzate con sette tonalità di colore.

Fiori, cherubini e serafini

L’abside si raccorda con la volta attraverso disegni di fiori, cherubini e serafini che rimandano alle apocalissi bibliche. I serafini, infatti, hanno sei ali. Con due si coprono la faccia, con altri due velano i piedi e con gli ultimi due volano. Serafini e cherubini sono, infatti, in atteggiamento di lode.

Gli Apostoli

Sotto la Vergine orante ci sono gli Apostoli concelebranti disposti in due ordini. Nel primo, ai lati della finestra centrale, sono gli Apostoli Pietro e Paolo accompagnati dagli evangelisti Marco e Matteo, Giovanni e Luca. Nel secondo ordine trovano posto Filippo, Giacomo, Andrea, Simone, Bartolomeo e Tommaso. Sono simmetricamente disposti in gruppi di tre ai due lati della finestra della fascia più bassa.  Pietro e suo fratello Andrea sono raffigurati entrambi con la croce del martirio. Tra gli apostoli non si trovano Giacomo il maggiore e Taddeo che lasciano il posto agli evangelisti Marco e Luca. Il dodicesimo posto è assegnato a Paolo, l’Apostolo delle genti. Tutti, tranne Andrea, tengono in mano il rotolo delle Scritture.

I Profeti e i Re

Sulle pareti il mosaico svolge il tema ecclesiale dei Profeti e dei Re dell’Antico Testamento. Il Vima è ripartito in tre registri. Nella parete a sinistra il mosaico apre con Melchisedech e sotto Osea e Mosè. Nel primo registro si trovano i profeti Gioele, Amos e Abdia. Nel secondo i diaconi Pietro, Vincenzo, Lorenzo e Stefano. Più in basso i Santi Gregorio, Agostino, Silvestro e Dionigi. Nella parete a destra, invece, apre il patriarca Abramo, capostipite dei re, con sotto David e Salomone. Nel primo registro si trovano i profeti Giona, Michea e Naum. A seguire i santi guerrieri Teodoro, Giorgio, Demetrio e Nestore. Nel registro inferiore, infine, i santi orientali Nicola, Basilio, Giovanni Crisostomo e Gregorio Nazianzeno. Nei giorni della fondazione della Cattedrale sotto il Mosaico erano collocati a sinistra la cattedra del Vescovo e a destra il trono del Re. Con questa disposizione, quindi, di fronte alla cattedra  del Vescovo si veniva a trovare il mosaico di Melchisedech, sommo sacerdote. Di fronte al trono del Re, invece,  si trovava quello di Abramo «capostipite dei re».