La città di Cefalù fin dal V secolo a.C. fu difesa da possenti mura megalitiche che erano ancora visibili nel IX secolo quando arrivarono gli Arabi e la definirono «fortezza fabbricata sopra gli scogli». Questa cinta muraria è stata utilizzata, con opportuni restauri e integrazioni, fino all’ottocento. Il perimetro delle mura dell’antica Kephaloidion seguono la costa per piegare poi sulla Rocca a cui si saldano in corrispondenza di larghe fenditure naturali. Il primo tratto di queste mura è costituito dalla parte inferiore di una torre che oggi è inglobata nella chiesa di S. Maria della Catena in piazza Garibaldi.

Tra queste mura megalitiche si apriva una prima porta che immetteva nella plateia, oggi corso Ruggero. Da questa porta le mura si dirigevano verso la costa seguendo l’odierno prospetto degli edifici che si affacciano lungo la discesa Paramuro. Oggi, fra alcuni giardini privati, è possibile scorgere alcuni resti di questa antica fortificazione. Questo tratto di mura megalitiche si chiudeva con la seconda porta chiamata Ossuna. Da qui le mura fiancheggiavano la costa impostandosi con la scogliera.

Sono circa duecento i metri di fortificazione che collegano la seconda alla terza porta chiamata “Pescara”. Questo tratto murario oggi è interamente inglobato nelle abitazioni che affacciano a mare. Dalla terza porta la fortificazione è più lunga ed è meglio conservata. Si estende per circa seicento metri sulla scogliera e termina nei pressi della chiesetta di Sant’Antonio dove con molta probabilità andava a saldarsi con la Rocca. In quest’ultimo tratto si apriva la quarta porta della città, chiamata della Giudecca, ancora esistente nel seicento.