Il teatro comunale di Cefalù si trova all’incrocio fra la Via Spinuzza con la Via Bagno di Cicerone a ridosso della Porta Ossuna. E’ stato edificato fra il 1813 e il 1817. A progettarlo l’architetto Antonio Caruso che elabora una struttura «a ferro di cavallo» tipica del teatro all’italiana. Tipologia che si era affermata fra il XVIII e il XIX secolo in tutta Italia quale evoluzione della pianta a campana ancora legata a motivi classici.

La prima struttura, chiamata «stanzone teatro», era un edificio a base rettangolare che misurava 24 x 13 metri. All’interno vi si trovavano  due ordini di palchi: dieci al primo livello e undici al secondo. L’ingresso era da via Bagno di Cicerone. La sua costruzione si deve ad un gruppo di famiglie cefaludesi. Dopo il primo periodo di intensa programmazione i moti e le insurrezioni dell’800 ne rallentarono le attività. L’edificio viene anche adibito a “lazzaretto” quando la città è colpita dal colera. Nel 1869 viene realizzato l’ingresso dalla via Spinuzza. Nel 1884 il teatro viene consolidato ed ampliato. Questo secondo progetto è stato affidato all’ingegnere Emanuele Labiso. Viene ripristinata la copertura. L’edificio viene sopraelevato di 2,55 metri per realizzare un loggione, conosciuto in siciliano con il nome di “Lubione”, destinato ad accogliere gli spettatori delle classi sociali meno abbienti. In questo stesso periodo vengono ristrutturate le scale per accedere ai tre ordini di palchi.

Al pittore Spagnoli viene affidato l’intervento di decorare la sala. Realizza l’ovale del soffitto che raffigura l’allegoria delle arti con le muse della commedia (Talìa), della poesia (Tersicore) e della musica (Euterpe) le quali sono raffigurate mentre si librano in uno spazio etereo ricco di putti danzanti e definito da una balaustra in bella prospettiva. Lo Spagnoli decora anche l’arco ligneo di boccascena in cui al centro inserisce il ritratto di Giuseppe Verdi. Disegna anche il sipario ed alcune scene che in alcuni casi attendono di essere restaurate. Il Labiso progetta il nuovo prospetto del Teatro dalla via Spinuzza ma non viene realizzato.

Nel 1919 il Teatro viene trasformato in Cinema e durante il secondo conflitto mondiale ospita le truppe tedesche. Intorno agli ‘50 viene ristrutturato da alcuni privati per essere adeguato all’attività cinematografica. E’ stato chiuso nel 1975 per lavori di consolidamento.  Nel 1982 viene intitolato al violinista cefaludese Salvatore Cicero, scomparso prematuramente. Nel 1988, per poco tempo, diventa set cinematografico del film “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

I nuovi lavori di restauro sono stati firmati dal professore Francesco Gurreri, ordinario di restauro dei monumenti della facoltà di architettura di Firenze. Sono stati finanziati da Agenda 2000 con quasi 3 milioni di euro e sono stati realizzati dall’impresa Di Giovanna. Con gli ultimi lavori di restauro è stato realizzato un nuovo corpo in cemento armato ad una sola elevazione accostato sul fronte della piazza per alloggiare i camerini di cui il teatro era sprovvisto. E’ stato anche recuperato di un cortiletto laterale trasformato in un piccolo giardino in stretto rapporto con il foyer, dove potranno essere ospitate anche piccole mostre estemporanee. Sono state valorizzate anche le mura della città che attraversano l’interno del teatro. Consilidate le volte a crociera con tecniche moderne. Con molta probabilità il teatro è stato costruito dove, anticamente, c’era ancora il mare. Il fatto si evince dagli scogli che i lavori di restauro hanno lasciato intravedere, attraverso pannelli trasparenti, lungo la scala di accesso.

Il Sipario

Sono sei le scenografie dipinte su tela da Rosario Spagnoli. Il Sipario principale (5,95×6,42 metri) raffigura una scena di ballo molto di moda fra le scenografie di fine ‘800. Al centro della scena un grande vaso di terracotta a forma di giara. Seduto per terra con le spalle vi si appoggia un ubriaco. Accanto a lui sulla destra un satiro con le sembianze di leopardo. Nella scena anche tre ragazze che danzano tenendosi per mano. Sullo sfondo una gradinata su cui poggiano delle grandi colonne.

Le cinque scene che facevano da fondali raffigurano altrettante scene della vita quotidiana. Il sotterraneo (5,20 x 6,16 metri) raffigurato da alcuni archi fra i quali entra la luce del sole ad illuminarlo. La piazza (5,13 x 6,15 metri) rappresentata nella scena attraverso una giornata nuvolosa e da alcune abitazioni collocate all’ombra di un campanile sulla cui sommità della chiesa si trova la statua della Madonna. Ben visibile in questa piazza la zona dove inizia il corso principale. La scenografia del bosco (5,75 x 6,50 metri) è raffigurata da una decina di alberi di alto fusto legati fra di loro dal fogliame. La quarta scena raffigura una stanza liberty (5,45 x 6,42 metri) finemente rifenita nei particolari. Al centro del tetto pende un artistico lampadario e su una delle pareti è dipinta una elegante scena del tempo. Infine la quinta scena mostra il Giardino (5,13 x 7,00). Anche questa raffigurazione è tipica del tempo. Vi sono dipinte alcune piante che si ergono attorno ad una balaustra che si alza sopra ad una zona dove si trova il cancello chiuso.∞